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Bali oltre Kuta: Ubud, Batur e la costa nord

07/10/2026

Bali oltre Kuta: Ubud, Batur e la costa nord

Tra tutte le isole dell'arcipelago indonesiano, Bali conserva una capacità rara di sorprendere chi si sposta oltre i confini del circuito consumato: le spiagge affollate di Kuta, i bar di Seminyak, i templi trasformati in scenografie per fotografie. Bastano cinquanta chilometri verso nord o verso l'entroterra collinare per trovarsi in un paesaggio radicalmente diverso, dove la presenza umana si dirada, l'architettura tradizionale regge ancora il confronto con il cemento, e il ritmo della vita agricola detta le ore della giornata con una coerenza che nessuna guida turistica riesce davvero a trasmettere.

Ubud, capoluogo culturale dell'isola, è spesso citata come alternativa alla costa sud, ma anche qui la saturazione turistica ha raggiunto livelli significativi lungo il suo asse principale: Jalan Hanoman e Jalan Monkey Forest si percorrono tra negozi di tessuti, studi di yoga e ristoranti con menu in cinque lingue. La differenza reale comincia quando ci si allontana dal centro, a piedi o in scooter, verso i bordi della conca dove le risaie scendono a terrazza verso i fiumi profondi del Wos e del Ayung — qui Bali mostra ancora quella densità visiva e sensoriale che ne ha costruito la reputazione per decenni.

Il nord dell'isola, invece, è rimasto ai margini dei flussi principali con una tenacia quasi strutturale: la distanza dall'aeroporto di Ngurah Rai, la mancanza di grandi resort sul lungomare di Singaraja, la presenza del vulcano Batur e del lago omonimo come elementi geografici che interrompono qualsiasi logica di trasferimento rapido, tutto concorre a mantenere quella zona in uno stato di relativa integrità. Per chi ha già visto Bali attraverso gli occhi del turismo di massa, è proprio là che vale la pena tornare.

Le risaie di Ubud: percorsi e orientamento nel paesaggio agricolo

Spostarsi a piedi tra i campi di riso intorno a Ubud richiede qualcosa di più di una mappa: richiede la disponibilità a perdersi lungo i sentieri in terra battuta che costeggiano i canali del sistema subak, la rete idrica tradizionale balinese riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale per la sua funzione di gestione collettiva delle acque. Il subak non è solo un'infrastruttura agricola; è un sistema di governance comunitaria fondato su principi religiosi, in cui ogni capannone ai bordi del campo ospita un piccolo santuario dedicato a Dewi Sri, la dea del riso, e le decisioni sull'irrigazione vengono prese collegialmente dai coltivatori con cadenze rituali precise.

I percorsi più coerenti partono dai villaggi di Tegallalang — notoriamente fotografato ma percorribile nelle ore mattutine con discreta tranquillità — e si estendono verso Pejeng, Petulu e i campi meno frequentati di Kedisan, dove il terrazzamento segue le curve di livello con una geometria che cambia aspetto a ogni variazione di luce. La stagione secca, tra maggio e settembre, offre campi maturi di un verde saturo che vira all'oro nelle settimane precedenti il raccolto; la stagione umida, invece, porta le risaie all'allagamento, trasformando l'intero paesaggio in una successione di specchi d'acqua in cui si riflettono le palme e il cielo. Entrambi i periodi hanno una loro logica visiva, e scegliere tra l'uno e l'altro dipende da cosa si cerca nell'esperienza.

Villaggi artigianali nell'entroterra: produzione tradizionale e filiere locali

L'entroterra balinese tra Ubud e Gianyar ospita una concentrazione di villaggi specializzati in produzioni artigianali che risale a secoli fa e che, nonostante la pressione commerciale, mantiene ancora una qualità tecnica riconoscibile: Mas è il villaggio degli intagliatori del legno, Celuk quello degli orefici, Batubulan quello degli scultori della pietra vulcanica usata per i templi. Visitarli con l'aspettativa di trovare un artigianato autentico e intatto sarebbe ingenuo — molti laboratori producono ormai in serie per il mercato turistico — ma chi dedica il tempo necessario a entrare nelle botteghe secondarie, quelle lontane dalla strada principale, trova ancora maestri che lavorano su commissione con tecniche tramandate all'interno delle famiglie, spesso seguendo i calendari rituali che determinano quali oggetti possono essere prodotti in certi giorni.

A Penestanan, sobborgo di Ubud raggiungibile a piedi attraverso una scalinata ripida che scende dal lato ovest del centro, si è sviluppata dagli anni Sessanta una comunità di pittori balinesi influenzati dall'incontro con artisti europei — tra cui il tedesco Walter Spies e l'olandese Rudolf Bonnet — che hanno ibridato la pittura narrativa tradizionale con prospettive e composizioni di derivazione occidentale. Il risultato è uno stile pittorico riconoscibile, ancora vivo in alcuni studi del villaggio, che si distingue nettamente dalle riproduzioni decorative vendute nei mercati dell'artigianato.

Il lago Batur e la caldera: geologia attiva e insediamenti lacustri

La caldera del Batur, con il suo doppio cerchio di pareti vulcaniche e il lago occupante il fondo della depressione a circa mille metri di quota, costituisce uno degli ambienti geografici più leggibili dell'isola: il vulcano attivo — l'ultima eruzione significativa risale al 1994, ma l'attività fumarolica è costante — domina il paesaggio dal lato nord-ovest, mentre i villaggi di Trunyan, Kedisan e Toya Bungkah si distribuiscono lungo la riva del lago con una densità edilizia bassa, quasi provvisoria, che riflette la consapevolezza secolare di abitare su un terreno instabile.

Trunyan merita un cenno separato per la singolarità del suo sistema funerario: il villaggio Bali Aga — termine che indica le comunità balinesi preindù, che resistettero all'influenza giavanese del XV secolo — non cremate i propri morti, ma li espone sotto un albero di taru menyan, la cui fragranza neutralizza la decomposizione secondo la tradizione locale. L'accesso avviene solo via lago, con una barca da Kedisan; la visita è breve e richiede rispetto formale, ma offre un contatto diretto con una delle poche pratiche funerarie di questo tipo ancora attive nell'isola. Il giro del lago in scooter, percorrendo la strada che alterna tratti asfaltati e sterrati sul bordo della caldera, richiede una mattinata intera e restituisce viste sul vulcano e sull'acqua difficilmente paragonabili a qualsiasi altro punto di Bali.

La costa nord tra Lovina e Pemuteran: ecosistemi marini e flussi ridotti

La costa settentrionale di Bali, affacciata sul Mare di Bali con acque più calme e meno frequentate rispetto al sud, offre condizioni di immersione e snorkeling che in certi tratti risultano superiori per visibilità e densità faunistica: il reef di Pemuteran, all'estremo nord-ovest dell'isola, ospita uno dei progetti di ripristino corallineo più longevi dell'Indonesia, basato sulla tecnologia Biorock — strutture metalliche percorse da corrente elettrica a basso voltaggio che accelerano la mineralizzazione dei coralli. Il progetto, avviato negli anni Novanta, ha trasformato un reef degradato in un ambiente di rilevante biodiversità, con presenza stabile di tartarughe marine, pesci napoleone e nudibranchi.

Lovina, la cittadina più grande della costa nord, è nota per le uscite mattutine in barca alla ricerca dei delfini comuni che frequentano le acque antistanti: l'esperienza è genuina, con avvistamenti frequenti nelle ore precedenti l'alba, anche se la gestione spesso caotica dei natanti può trasformare l'uscita in qualcosa di meno contemplativo di quanto ci si aspetti. Singaraja, capoluogo provinciale del nord, merita una sosta per il suo centro storico con l'architettura olandese del periodo coloniale e per la biblioteca Gedong Kirtya, che conserva manoscritti su foglie di palma — i lontar — con testi in lingua balinese antica, alcuni dei quali risalenti al XIV secolo; un archivio di questa rarità è accessibile al pubblico con una semplice richiesta.

Logistica e tempi di percorrenza nell'isola: variabili pratiche

Chiunque abbia già visitato Bali sa che le distanze geografiche sull'isola sono ingannevoli: quaranta chilometri tra Ubud e Singaraja possono richiedere due ore e mezza in condizioni di traffico normale, tre e mezza durante i festival religiosi che bloccano le strade principali con processioni o con le ogoh-ogoh, le statue rituali portate in corteo prima del Nyepi. La scelta del mezzo incide profondamente sull'esperienza: il noleggio di uno scooter permette deviazioni improvvisate e accesso a strade laterali impraticabili per i minivan turistici, ma richiede una certa familiarità con la guida in condizioni di traffico disordinato; l'alternativa è affidarsi a un autista privato, soluzione costosa ma che consente di coprire distanze più lunghe senza l'usura fisica del guidare.

Il periodo tra luglio e agosto concentra il massimo afflusso sull'isola, con effetti visibili soprattutto nelle zone già sature di Kuta, Seminyak e Canggu; il nord e l'entroterra collinare reggono meglio i picchi stagionali, ma la disponibilità di alloggi di qualità nella fascia media rimane limitata fuori dai centri principali. Prenotare con anticipo i pernottamenti a Pemuteran o sulle rive del Batur è prudente da maggio in poi; nelle stagioni intermedie — aprile e ottobre in particolare — i prezzi si abbassano sensibilmente e la frequentazione turistica lascia spazio a una fruizione più distesa dei luoghi.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.