Islanda in 10 giorni lungo la Ring Road
01/10/2026
Percorrere l'Islanda lungo la Ring Road in dieci giorni significa affrontare un viaggio che richiede pianificazione concreta, un certo grado di tolleranza per l'imprevedibilità meteorologica e la consapevolezza che la strada statale numero uno — la Hringvegur — non è una cornice scenografica, ma uno strumento logistico attorno al quale si costruisce un itinerario a tappe. I 1.332 chilometri del percorso circolare si completano comodamente in dieci giorni, ma il margine tra un viaggio riuscito e uno affastellato di mete non vissute sta nell'equilibrio tra distanza percorsa ogni giorno e tempo lasciato a ciascun luogo.
Chi arriva a Reykjavík con l'intenzione di girare tutta l'isola in autonomia — in auto a noleggio, con tenda al seguito o affidandosi a guesthouse e agriturismi — troverà una rete stradale che nel 2026 resta in gran parte sterrata nelle diramazioni interne, soggetta a chiusure stagionali nelle Highland e condizionata da variazioni climatiche che rendono ogni giornata di guida una variabile aperta. Conoscere questi elementi in anticipo non è un eccesso di prudenza: è la differenza tra un itinerario flessibile e uno rigido che si inceppa alla prima nevicata fuori stagione o alla prima F-road chiusa.
Il consiglio più pratico — e spesso ignorato — è di non fare della Ring Road un obiettivo da completare a tutti i costi, ma di trattarla come una dorsale attorno alla quale organizzare incursioni laterali di durata variabile. La struttura a tappe che segue risponde a questa logica: distribuisce le distanze in modo da non superare i 200-250 chilometri giornalieri, concentra le soste nei punti ad alta densità di interesse geomorfologico e naturalistico, e lascia margine per almeno un giorno di riserva da usare secondo le condizioni atmosferiche.
Tappe da Reykjavík alla Penisola di Snæfellsnes (Giorni 1-2)
Lasciare Reykjavík in direzione ovest, verso la penisola di Snæfellsnes, permette di iniziare il viaggio con una digressione che molti itinerari standard trascurano, preferendo il senso orario convenzionale verso il sud. La penisola ospita il ghiacciaio-vulcano Snæfellsjökull, reso celebre da Jules Verne ma interessante a prescindere dalla letteratura: è un cono vulcanico di circa 1.446 metri ricoperto da un cappuccio glaciale che tende a scomparire nelle giornate limpide e a dissolversi nella foschia con una frequenza scoraggiante. Il parco nazionale che lo circonda offre percorsi costieri tra formazioni laviche, grotte basaltiche come Vatnshellir e villaggi di pescatori come Arnarstapi e Hellnar, dove la costa si frantuma in scogliere nere dalle geometrie irregolari. Il secondo giorno si chiude a Grundarfjörður o Stykkishólmur, con traghetto opzionale verso le Westfjords per chi dispone di un giorno extra.
Dall'Islanda del Nord: Akureyri e la Regione dei Fiordi (Giorni 3-4)
Risalire verso nord lungo la Route 1 dopo aver riattraversato la penisola di Snæfellsnes porta a Borgarnes e poi a Varmahlíð, punto d'accesso alla valle di Skagafjörður, dove l'allevamento di cavalli islandesi è ancora una pratica economicamente rilevante e non solo turistica; da qui si raggiunge Akureyri, la seconda città del paese per popolazione con poco più di 20.000 abitanti, che funge da hub logistico per l'intera regione nord. Akureyri merita una mattina intera: la chiesa progettata da Guðjón Samúelsson domina il centro da una posizione sopraelevata, il mercato coperto e i caffè del lungofjordo offrono un ritmo urbano insolito per un paese così rarefatto. Il quarto giorno è idealmente dedicato al lago Mývatn e alle sue circostanze geotermiche: le pseudocrater di Skútustaðagígar, le fumarole di Hverir, i campi di lava del Dimmuborgir e i bagni geotermici del Mývatn Nature Baths — meno noti delle Blue Lagoon ma strutturalmente analoghi, con temperature che variano tra i 36 e i 40 gradi e una concentrazione turistica notevolmente inferiore.
Il Nord-Est: Dettifoss e la Costa Diamante (Giorni 5-6)
Il quinto giorno è quello che richiede più chilometri su sterrato, soprattutto se si sceglie di raggiungere Dettifoss dalla strada est (Route 864), che consente di avvicinarsi alla cascata dal lato basaltico opposto rispetto all'accesso ovest: la visuale sul canyon del Jökulsá á Fjöllum è diversa, più austera, e la portata d'acqua — fino a 500 metri cubi al secondo nei periodi di scioglimento glaciale — si percepisce fisicamente prima ancora di vederla. Proseguendo verso est si entra nel Parco Nazionale di Vatnajökull, il più grande d'Europa per superficie glaciale, con accessi alle lingue glaciali di Svínafellsjökull e Skaftafell sul lato sud; ma restando a nord, la penisola di Langanes è una deviazione minore frequentata prevalentemente da ornitologi per la colonia di sule di Skoruvíkurbjarg. Höfn, piccola città di pescatori sull'estuario che dà accesso alla laguna glaciale di Jökulsárlón, è la base naturale per il sesto giorno: la laguna, dove i blocchi di ghiaccio derivati dal Breiðamerkurjökull galleggiano fino a sciogliersi in mare sulla spiaggia nera del Diamond Beach, è uno dei luoghi visivamente più potenti dell'intera isola, e la luce nelle ore attorno al tramonto — che in estate può durare fino alle undici di sera — trasforma i serac in oggetti quasi irreali.
Il Sud: Skaftá, Vík e la Penisola di Dyrhólaey (Giorni 7-8)
Procedendo verso ovest sul lato meridionale della Ring Road si attraversa una delle aree più geologicamente instabili dell'isola: la piana di sabbia nera di Mýrdalssandur è il prodotto diretto delle jökulhlaup — le inondazioni subglaciali innescate dalle eruzioni del vulcano Katla, che si trova sotto il ghiacciaio Mýrdalsjökull e che in base alle serie storiche risulta in ritardo rispetto al suo ciclo eruttivo medio. Vík í Mýrdal, il villaggio più meridionale dell'isola, è il punto di riferimento per questa porzione di costa: le colonne basaltiche di Reynisfjara, la spiaggia di sabbia nera con i faraglioni dei Reynisdrangar e la scogliera di Dyrhólaey con il suo arco naturale sono raggiungibili in meno di un'ora. L'ottavo giorno, se il programma lo prevede, è il momento giusto per visitare Þórsmörk — la valle protetta che si apre tra i ghiacciai Tindfjallajökull, Eyjafjallajökull e Mýrdalsjökull — raggiungibile solo con veicoli a trazione integrale e guado di fiumi; è uno dei contesti naturali più raccolti e meno inflazionati di tutta l'Islanda meridionale.
Il Cerchio d'Oro e Rientro a Reykjavík (Giorni 9-10)
Gli ultimi due giorni seguono naturalmente il circuito del Cerchio d'Oro — Þingvellir, Geysir, Gullfoss — che molti tour organizzati visitano come escursione giornaliera dalla capitale, perdendo così la possibilità di viverlo a ritmo disteso e fuori dagli orari di punta dei bus turistici. Þingvellir è anzitutto un sito di rift tettonico dove la placca nordamericana e quella eurasiatica si allontanano a un ritmo di circa 2 centimetri l'anno: la faglia di Almannagjá è percorribile a piedi lungo un sentiero nel fondovalle, e il lago Þingvallavatn ospita una delle popolazioni di trota di lago più isolate geneticamente d'Europa. Il geysir di Strokkur, nel campo geotermico di Haukadalur, erutta mediamente ogni sei-dieci minuti con getti che raggiungono i 20-30 metri; il geysir originale — quello che ha dato nome al fenomeno — è inattivo da decenni ma resta identificabile dalla sua conca minerale. Gullfoss, la cascata a due salti sul fiume Hvítá, chiude il circuito con una portata media di 140 metri cubi al secondo; il sentiero che scende verso la base della cascata è uno dei pochi punti del viaggio dove l'acqua raggiunge il visitatore fisicamente, attraverso la nebbia di spruzzi che si forma tutto l'anno. Il rientro a Reykjavík il decimo giorno lascia tempo per il quartiere di Grandi — riqualificato negli ultimi anni con musei marittimi e locali — e per l'ultimo passaggio al mercato del pesce, dove la cucina islandese dimostra una padronanza del prodotto ittico che ha pochi equivalenti nell'Europa nordica.
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