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Islanda in una settimana: itinerario Ring Road

24/07/2026

Islanda in una settimana: itinerario Ring Road

Percorrere la Ring Road islandese in sette giorni significa accettare fin dal principio un compromesso: la strada statale n. 1 misura circa 1.300 chilometri, attraversa ambienti radicalmente diversi tra loro, e a ogni deviazione verso l'interno si apre un territorio che richiederebbe da solo una settimana intera. Chi affronta questo itinerario con aspettative calibrate — sapendo che alcune regioni resteranno fuori, che le soste saranno spesso brevi, che la luce e il meteo dettano il ritmo più di qualsiasi agenda — ricava un'esperienza coerente e densa, capace di restituire la misura reale del paese. Pianificare cosa vedere in Islanda in una settimana richiede scelte nette, non elenchi esaustivi.

Il formato ad anello presenta vantaggi logistici evidenti: si ritira e si riconsegna l'auto nello stesso punto, solitamente Reykjavík o l'aeroporto di Keflavík, e non occorre tornare sui propri passi. La direzione consigliata per la maggior parte dei viaggiatori è quella oraria — ovvero verso est lungo la costa sud — perché concentra le tappe più spettacolari nei primi giorni, quando l'energia è alta e l'occhio non è ancora assuefatto alla scala del paesaggio. Il senso antiorario funziona ugualmente bene dal punto di vista logistico, ma tende a cominciare con tratti più austeri nelle Fiordi dell'Est, che richiedono una sensibilità diversa per essere apprezzati appieno.

Va detto con chiarezza che la Ring Road nel 2026 non è più una strada selvaggia: tratti significativi sono asfaltati e ben mantenuti, i servizi si sono moltiplicati, e alcune aree — Jökulsárlón, Geysir, Skógafoss — registrano affollamenti che impongono di arrivare presto al mattino o di sfruttare le ore serali. Questo non diminuisce il valore del viaggio, ma richiede una gestione consapevole dei tempi, specie in estate, quando le notti bianche permettono di estendere le giornate ben oltre le diciotto ore di luce effettiva.

Organizzazione delle tappe e distribuzione dei chilometri

Distribuire i sette giorni in modo equilibrato lungo il perimetro dell'isola significa assegnare a ciascuna macro-area un peso proporzionale alla sua densità di interesse, tenendo conto che i chilometri islandesi non equivalgono a quelli europei: le strade secondarie, i venti laterali, le deviazioni verso cascate o formazioni laviche allungano sistematicamente i tempi di percorrenza. Un schema funzionale prevede due giorni nella costa sud — da Reykjavík a Jökulsárlón — un giorno e mezzo dedicato all'Islanda dell'est con le sue fiordo e i villaggi di pescatori, un giorno per il nord con Akureyri e la penisola di Vatnsnes, e un giorno e mezzo per i fiordi occidentali, anche solo nelle loro propaggini meridionali, prima di rientrare nella capitale. Il settimo giorno è strategicamente meglio tenuto libero: non come riserva pigra, ma perché l'Islanda è un paese in cui il meteo può cancellare o straordinariamente esaltare una tappa, e la flessibilità è una risorsa concreta.

Chi desidera toccare le Highlands — l'interno desertico con le rotte F — deve sapere che i percorsi come la F210 verso Landmannalaugar o la F35 del Kjölur sono aperti generalmente da metà giugno a fine agosto, richiedono un veicolo con trazione integrale omologato per guadi, e sottraggono almeno una giornata piena all'itinerario costiero. La scelta di includere l'interno non è sbagliata, ma trasforma il viaggio in qualcosa di qualitativamente diverso, con un grado di imprevedibilità che non tutti i profili di viaggiatori sono pronti ad assorbire.

Costa sud: ghiacciai, spiagge nere e lagune glaciali

La costa meridionale dell'Islanda concentra, in poco più di trecento chilometri, una varietà di paesaggi che sarebbe difficile trovare altrove nello stesso arco temporale: i ghiacciai del Vatnajökull — il più grande d'Europa per volume — scendono con le loro lingue verso le pianure alluvionali di sabbia vulcanica nera, interrotte da cascate che cadono direttamente dalle scogliere basaltiche di Skógafoss e Seljalandsfoss. Quest'ultima merita una menzione particolare per la possibilità di camminarle attorno passando dietro il velo d'acqua, ma il sentiero può essere chiuso per condizioni meteo o di sicurezza; verificare lo stato in loco è sempre necessario, e l'equipaggiamento impermeabile non è opzionale. La spiaggia di Reynisfjara, con le sue colonne di basalto esagonale e le onde atlantiche di potenza considerevole, richiede distanza rispettosa dall'acqua: le onde anomale hanno causato incidenti gravi, e la segnaletica di pericolo va presa alla lettera.

Jökulsárlón, la laguna glaciale a circa 375 chilometri da Reykjavík, è il punto più atteso dell'itinerario per molti viaggiatori, e raramente delude: gli iceberg che si staccano dalla fronte del Breiðamerkurjökull derivano lentamente verso l'oceano, assumendo colorazioni che vanno dal bianco opaco al blu profondo in funzione della densità del ghiaccio. La laguna Diamond Beach, dove i frammenti di ghiaccio si depositano sulla sabbia nera prima di essere risucchiati dalla marea, è accessibile a pochi passi e offre prospettive fotografiche di composizione quasi automatica — il che, paradossalmente, rende più difficile trovare un'inquadratura personale e non già vista.

Islanda dell'est: i fiordi orientali tra isolamento e scala umana

I fiordi orientali — Austurland — rappresentano la sezione meno fotogenica nell'accezione più immediata del termine, ma per questo sono spesso la più rivelativa del carattere autentico del paese; i villaggi come Seyðisfjörður, raggiungibile solo tramite una strada a tornanti che scende da un valico spesso avvolto nella nebbia, o Eskifjörður, con la sua architettura di lamiera verniciata affacciata sull'acqua grigia del fiordo, restituiscono la dimensione di un'Islanda vissuta e non solo attraversata. Seyðisfjörður in particolare ha sviluppato negli ultimi anni una scena artistica e culturale che sorprende per la sua vivacità rispetto alla dimensione del borgo; il traghetto Norröna, che collega le Isole Faroe e la Danimarca, attracca qui regolarmente, e il porto ha un ruolo logistico che spiega parte del dinamismo del luogo.

La fauna selvatica nei fiordi orientali include renne discendenti da esemplari introdotti nel XVIII secolo dai norvegesi, liberamente distribuite sulle colline; avvistarle non richiede escursioni speciali, ma solo la disponibilità a fermarsi quando il paesaggio si apre su pendii non rocciosi. Le volpi artiche, presenti in tutto il paese ma particolarmente visibili nei fiordi meno frequentati, si avvicinano alle strade senza timore eccessivo, specialmente nelle zone in cui il traffico umano è moderato.

Nord dell'isola: Akureyri, la cascata di Goðafoss e la penisola di Vatnsnes

Akureyri è la seconda città dell'Islanda per popolazione — circa 20.000 abitanti — e svolge la funzione di snodo logistico per il nord con una gamma di servizi che include aeroporto con voli diretti da Reykjavík, supermercati ben forniti, officine e noleggi; considerarla solo come punto di passaggio sarebbe un errore, perché il centro storico con la sua chiesa in basalto nera progettata da Guðjón Samúelsson e i giardini botanici più settentrionali del mondo offrono una pausa urbana che ricalibra il ritmo dopo giorni di paesaggio aperto. La strada verso Goðafoss — la cascata degli dei, dove secondo la tradizione il godi Þorgeir Ljósvetningagoði gettò le statue degli dèi norreni dopo la conversione al cristianesimo nell'anno 1000 — è percorribile in trenta minuti da Akureyri e permette una sosta mattutina prima di proseguire.

La penisola di Vatnsnes, a ovest di Akureyri lungo la costa del fiordo Húnafjörður, è il punto più accessibile dell'isola per avvistare le foche grigie e le foche comuni sulle rocce costiere; Hvítserkur, la formazione basaltica a 15 metri d'altezza che emerge dal mare con una forma vagamente simile a un pachiderma, è raggiungibile tramite una breve discesa a piedi e costituisce una delle composizioni paesaggistiche più riconoscibili della costa nord, con una presenza sui social che non ha tuttavia ancora generato l'affollamento di altri siti celebri.

Penisola di Snæfellsnes e rientro verso Reykjavík

Snæfellsnes è spesso descritta come una sintesi in miniatura dell'intera Islanda — ghiacciaio, lava, spiagge, fiordi, villaggi di pescatori — e questa descrizione è precisa senza essere iperbole: i 90 chilometri della penisola ospitano il vulcano Snæfellsjökull, reso celebre da Jules Verne come ingresso al centro della Terra, insieme a formazioni laviche come Lóndrangar, alle spiagge di sabbia dorata di Skarðsvík, e alle scogliere di Arnarstapi dove vivono colonie di uccelli marini. Il parco nazionale che protegge il ghiacciaio e le sue propaggini è aperto tutto l'anno, ma l'accesso alla vetta richiede guida certificata e attrezzatura da ghiacciaio; la circumnavigazione della penisola in auto, senza escursioni in quota, è invece percorribile in una giornata con partenza mattutina da Borgarnes.

Il rientro a Reykjavík da Snæfellsnes attraverso la route 54 e poi la 1 permette di chiudere l'anello con una logica geografica soddisfacente; la capitale offre, nell'ultima sera o nella mattina prima del volo, musei di qualità — il Perlan con le sue esposizioni interattive sui fenomeni naturali islandesi, il Museo Nazionale per il contesto storico — e una scena gastronomica che ha raggiunto un livello di maturità e identità propria, lontana dai cliché folkloristici degli anni precedenti. Pianificare cosa vedere in Islanda in una settimana lungo la Ring Road non significa vedere tutto: significa scegliere con precisione, sapendo che ogni tratto lasciato fuori è un motivo concreto per tornare.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.